sabato 11 ottobre 2008

Amarcord #2


Dopo che sono scoppiata in volo, ho imparato a vivere il momento con un'intensità che prima mi sfuggiva. Quel venerdì, Ale, caro, non lo sapevo ancora fare, ma una cosa l'avevo già capita, e la condividevo con te.

Le cose belle costano. Più sono belle e rare, maggiore è il loro valore, più si pagano. Per dirla con Vasco:

Ciò che conta
costa sempre
un pò di più
o pago io
o paghi tu

Perciò la serata fuori, con me tirata a spigolo vivo e te che mi guardavi e non potevi ancora crederci, che fossi così bella, che non te ne fossi reso conto prima, e che mi raccontavi della tua infanzia in Istria, io me la sono goduta.

E mi sono goduta, in macchina, tornando verso l'hotel, la consapevolezza che avremmo fatto l'amore. Mi sono goduta i tuoi baci, la tua forza, i miei vestiti che uno ad uno volavano sul pavimento insieme ai tuoi, e un rotolino sulla tua pancia quando eri piegato a slacciarmi le scarpe da schiava.

Mi sono goduta l'amore cinque volte, le chiacchiere dopo, il dormire a cucchiaio con il sedere contro il tuo ventre, e infine l'alba. Quel sole tiepido ma di un colore deciso che ci illuminava ancora abbracciati. E la colazione assieme.
E dopo, quando mi hai portato alla tua spiaggia. Mi ero tolta le scarpe per via della sabbia, ma era fredda e tremavo un pò.

Mi sono goduta il nostro abbraccio sul bagnasciuga e l'amore che sentivo da te.

Stasera mi manchi moltissimo, Ale.
Per fortuna ho un blog dove dirlo, non mi sarei mai perdonata di dirtelo via email.

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