venerdì 4 luglio 2008

Avete capito male

In realtà è stata l'assenza di una mia reazione schifita a colpirmi.
Quella donna è stata così precisa nel gestire la faccenda "pipì a bordo", e così efficace a non farsi notare (io ero la più vicina, e solo Adamsberg m'ha aiutato a capire), che l'ho ammirata per la sua prontezza, per la freddezza.
Ma era freddezza davvero? E se fosse stata esperienza?

Un bimbo che fa spesso pipì girando con la famiglia non è normale. Non credo sia questione di educazione o esempio dai grandi. Il razzismo era fin da subito una spiegazione che non funzionava.

Che il bimbo sia malato? Lo sbircio con la coda dell'occhio.
E' fermo, immobile, non dice una parola né fa una smorfia. E' un bel bambino.
Può essere talmente viziato da costringere la mamma-femmina a servirlo così, lui figlio-maschio?
No, non mi sembra plausibile.

Lui resta impassibile. Un bimbo-statua. Sua sorella lì di fronte ha in mano un berrettino rosa e guarda fuori dal finestrino, scambia qualche parola con sua madre.
Mi da fastidio pensare che loro si capiscono anche parlando una lingua così diversa, che io non conosco. In fondo non sono parte di quell'esercito di disperati che ha invaso l'Italia e che non conta un cazzo?
Però l'arabo lo sanno parlare, io no.

Bimbo-statua guarda avanti con lo sguardo fisso. Adamsberg sta per rivedere Camille dopo due mesi.
Un uomo di circa 60 anni si siede vicino. Bimbo emette un verso, un "argh" brevissimo.
Mamma Maghreb era già pronta col berrettino rosa. Ripiega la stoffa e la tiene per le dita.

Questo bambino è malato, penso io.
Ecco perché la mamma è così pronta ed efficace. Chissà quante volte gli ha già fatto da infermiera.

L'uomo anziano dice "Fai un respiro profondo. Ancora, ché stai meglio".
Lo carezza sulla testa.
Parla con la mamma.

Bimbo-statua soffre di mal d'autobus.

Chi l'avrebbe mai detto: stamattina sono contenta perché un bimbo-statua m'ha vomitato accanto.


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