venerdì 4 luglio 2008

Ne succedono sull'autobus

La donna e i due figli, appena arrivati, si sono seduti di fianco a me, e dopo qualche secondo si sono spostati in fondo all'autobus.
Poco dopo sono tornati al loro posto. Non li ho guardati a lungo, solo un'occhiata sfuggente che mi ha dato un'idea di chi avessi accanto: una mamma maghrebina, una ragazzina preadolescente e il fratellino di circa 7 anni. Fermo immobile, serio.

Ero poi assorta nel mio libro del giorno: da quando mi faccio 3 ore di bus al giorno per andare al lavoro, i romanzi in attesa sullo scaffale diminuiscono quasi senza soluzione di continuità.
Cento e passa pagine al giorno vuol dire battere ogni mio precedente record annuale.

Stavolta stavo seguendo le prime fasi dell'indagine di Adamsberg, il commissario parigino tutto intuito e poca logica. La mamma del Maghreb sceglie quella pagina e quella fermata per sporgersi proprio davanti a me. Regge un sacchettino di plastica bianco nella sinistra, capisco che è pieno di liquido.

S'affaccia dalla porta del bus e lo lancia fuori. Torna al suo posto.
Ora ho capito cos'era andata a fare coi figli in fondo all'autobus.


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