giovedì 10 luglio 2008

Nonna ridens

Non so perché nel sogno il collegamento fosse: mia nonna uguale parte di me.
Forse perché a quella parte di me tengo più che ad ogni altra, e a mia nonna tenevo tantissimo, anche se mi faceva ammattire con le sue logiche illogiche.

Faccio un passo indietro: ho capito quale parte di me moriva nel sogno (ma voi avete mai provato a pensarvi a parti? tante parti diverse che compognono il vostro io? Io sì: solo che è un periodo che mi vedo come riflessa in uno specchio crinato. Tante parti divise da solchi, instabili, che non rendono l'immagine come dovrebbe essere - come era, anzi).

Tornando a bomba: la mia parte morta è quella col sorriso. Quella divertita. Ci ho sempre tenuto un casino. Rincoglionimento a parte, mi son sempre svegliata ansiosa di vivere la nuova giornata, di scoprire ciò che porterà, di sapere se fuori c'è il sole o piove, di sentire sulla pelle il caldo o il freddo, di incontrare sguardi, ascoltare i rumori della città che si sveglia.

Qualche anno fa lavoravo in zona Porta Lame e i negozianti avevano preso a chiamarmi "la ragazza di via Brugnoli", mi dicevano che tutti loro avevano notato che la mattina, anche quand'era tanto presto, arrivavo in agenzia con un sorriso e salutavo sempre allegra.

Specie i più anziani, dicevano che non è frequente incontrare persone che sorridono la mattina e che quell'atteggiamento lascia intendere molto sul carattere di chi spontaneamente ha il sorriso sulle labbra.

Ora, dopo essere scoppiata in volo, non sorrido mica più. Tantomeno la mattina presto. Da quando prendo il 671, poi, mi trincero dietro al mio "libro del giorno", metto al riparo le orecchie ascoltando rock duro, non guardo negli occhi quasi nessuno durante la mia ora di viaggio in promiscuità.

Osservo, sì, ma senza farmi scorgere, non ho nessuna voglia di comunicare. Vorrei che sembrasse che sono ancora stella-in-un-cielo, e non si capisse quanta paura ho.


ps: mi son sempre state sul cazzo le persone tristi.



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