
«Andrea, lei è la mia amica...quella strana...»
Andrea guarda Stella e allunga la mano da dietro il banco dei giornali. E' un bravo ragazzo dagli occhi buoni, abituato agli scherzi pesanti sul fisico pesante. Si vede.
Stella sorride di un sorriso aperto, gli stringe la mano, «Ciao, sono Stella», poi scoppia a ridere e guarda Torre, «Io strana!?», e Torre sorride di un sorriso intimidito.
Stella ha conosciuto Torre due giorni fa, e oggi è la seconda volta che lo vede. Lui e il fardello di brutte cose che si porta addosso. Scimmia compresa. Solo che i suoi occhi raccontano un'altra storia. Lei lo ha intuito presto. Non sa quanto vuole averci a che fare, sa che le sta bene farlo sentire contento per un pò. Finché lei c'è.
Così, per fargli capire che va bene così, cioè senza birra e fumo, va bene lo stesso. Lei lo sa che non servirà a niente, non ora, non subito, probabile che mai. Ma se forse qualcuno prima di lei glielo ha detto... e qualcun altro dopo di lei glielo dirà ancora... Chissà.
Le cose non succedono per un motivo, quasi mai, ma a volte a forza di succedere cambiano le scelte che si faranno. O forse Stella è solo brutalmente ottimista.
Però pensa che a lei farebbe piacere, al posto di Torre, incontrare persone che provano a farla sorridere.
E' che sembra che Torre di amici ne abbia un casino. In questa città, che era la città di Stella ma non lo è più, Torre conosce tutti. Stella invece ha dimenticato i sensi unici, oppure loro han dimenticato lei. E, fantastico, la patente di Torre è ritirata ma lui li ricorda tanti quanti sono.
Stella non sa quanto siano davvero amici quelli intorno a Torre, ma si chiede se l'importante è che a lui sembrino tali. La situazione di Torre, cause e motivi a parte, è banale, è difficile.
Quello che colpisce Stella è il suo sguardo impaurito, forse perché lei lo può riconoscere. Che lei poi, adesso, non ha più paura di nulla.
Torre ora ha bisogno di poche cose primarie. Un letto, un rasoio, una doccia.
Forse Stella può farci qualcosa.
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Andrea guarda Stella e allunga la mano da dietro il banco dei giornali. E' un bravo ragazzo dagli occhi buoni, abituato agli scherzi pesanti sul fisico pesante. Si vede.
Stella sorride di un sorriso aperto, gli stringe la mano, «Ciao, sono Stella», poi scoppia a ridere e guarda Torre, «Io strana!?», e Torre sorride di un sorriso intimidito.
Stella ha conosciuto Torre due giorni fa, e oggi è la seconda volta che lo vede. Lui e il fardello di brutte cose che si porta addosso. Scimmia compresa. Solo che i suoi occhi raccontano un'altra storia. Lei lo ha intuito presto. Non sa quanto vuole averci a che fare, sa che le sta bene farlo sentire contento per un pò. Finché lei c'è.
Così, per fargli capire che va bene così, cioè senza birra e fumo, va bene lo stesso. Lei lo sa che non servirà a niente, non ora, non subito, probabile che mai. Ma se forse qualcuno prima di lei glielo ha detto... e qualcun altro dopo di lei glielo dirà ancora... Chissà.
Le cose non succedono per un motivo, quasi mai, ma a volte a forza di succedere cambiano le scelte che si faranno. O forse Stella è solo brutalmente ottimista.
Però pensa che a lei farebbe piacere, al posto di Torre, incontrare persone che provano a farla sorridere.
E' che sembra che Torre di amici ne abbia un casino. In questa città, che era la città di Stella ma non lo è più, Torre conosce tutti. Stella invece ha dimenticato i sensi unici, oppure loro han dimenticato lei. E, fantastico, la patente di Torre è ritirata ma lui li ricorda tanti quanti sono.
Stella non sa quanto siano davvero amici quelli intorno a Torre, ma si chiede se l'importante è che a lui sembrino tali. La situazione di Torre, cause e motivi a parte, è banale, è difficile.
Quello che colpisce Stella è il suo sguardo impaurito, forse perché lei lo può riconoscere. Che lei poi, adesso, non ha più paura di nulla.
Torre ora ha bisogno di poche cose primarie. Un letto, un rasoio, una doccia.
Forse Stella può farci qualcosa.
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