martedì 5 agosto 2008

Un picnic

Apre lo sportello del fuoristrada e dice "Eppure devo averlo, un coltellino per il melone".
Lei sorride all'idea di trovarsi lì ("Se qualcuno m'avesse detto, anche solo pochi giorni fa, che per il mio compleanno avrei fatto un picnic con uno sconosciuto... non ci avrei mai creduto").

Però quando lui vittorioso le mostra il coltello lei pensa "Nessuno sa dove mi trovo, non lo so io stessa. Qua intorno ci siamo solo lui e io, e lo conosco da una settimana. E ha un coltello".

Scaccia il pensiero, suvvia. Non le torna in mente lo stupro di tanti anni prima, non ci pensa affatto. Non ha paura. Non si stupisce di non aver paura (più tardi, non adesso).

Preparano assieme le vettovaglie. Si siedono a terra, lui stappa un frizzantino, brindano nei calici di vetro che ha portato. Poi mangiano i panini. Lui ha pensato a tutto. Con il coltello affetta il melone. E' dolce, è buono.

Brindano di nuovo. Lui le spiega che quella casa colonica lì vicino è un agriturismo e in questo periodo è aperto solo nel weekend. Oggi è giovedì, è chiuso. "Ma possiamo entrare a dare un'occhiata".
Lei è curiosa, si stupisce.

Lui la bacia. Lei ricambia. Manca qualcosa. Lei si stacca.
Lui sembra molto coinvolto, forse eccitato. Lei è fredda, non sente niente. Glielo dice "manca qualcosa".

Gli dice "non sono una ragazza semplice".
Gli dice "ti sei fatto un'idea sbagliata".
Non prova nulla, tantomeno paura. Forse una leggera noia. Finalmente fa caso al proprio stato d'animo, ma è un attimo.

Lo guarda come se fosse un personaggio di secondo piano nella puntata di un serial dove i protagonisti sono altri. Gli ripete di darsi una calmata. Gli chiede qualcosa della sua famiglia. Sa che farlo parlare di sua moglie lo distrarrà.

Probabilmente lo sa anche lui, cambia discorso. Le ripete che possono andare a curiosare nell'agriturismo e capisce che lei non ha capito. Esasperato, le spiega che ha pagato una camera e almeno vorrebbe andare a disfare il letto. Sennò sembrerebbe stupido.

Lei lo guarda senza nessuna partecipazione e nessun entusiasmo. Soprattutto senza paura, e quasi per sfidarlo gli dice "andiamo". Lui si rianima, sta di certo pensando che non tutto è perduto.

Lui litiga con la serratura ma alla fine apre il portone e poi la porta della camera "da disfare". Lei lo segue. Placida.
Lui la butta sul letto e in un gesto le toglie la maglia e il reggiseno, le si butta sopra tentando di aprirle le gambe.

Lei quasi sorride. Gli dice "non esiste proprio", lui le strizza i capezzoli, vorrebbe baciarla, tenta ancora di aprirle le gambe. Lei non glielo permette.
Resta fredda come un pezzo di ghiaccio ma continua a non aver paura. Nessuna reazione emotiva.

Gli dice di non trasformare una cosa bella in una spiacevole. Gli dice che non vuole ricordare il suo compleanno così.
Glielo dice con una tale luce negli occhi che lui smette di guardarla. Appoggia la testa sul seno di lei, le rimane sopra, immobile. Lei sente la sua erezione che spinge sul ventre e il suo cuore battere forte.

Sa che lui sta combattendo una dura lotta per mantenere il controllo. Lo lascia fare. Sa che non può farle davvero del male e che non gliene farà. Sa di aver vinto. Sa anzi che aveva già vinto prima ancora di accettare il suo invito a un picnic.

Quando lui riprende il controllo le dice "vado a farmi una doccia e (sorride) ci metterò un pò". Lei risponde "fai con comodo" (e pensa "fatti tutte le seghe che vuoi"), e sorridendo "io ti aspetto qui".
Accende la tv. Intanto lui fa di tutto per farsi vedere nudo.

Lei non ci fa caso. Guarda un programma qualsiasi e si annoia. E' tranquilla come poche altre volte in vita sua. A un certo punto lui torna dalla doccia vestito solo dell'asciugamano. Lei gli sorride come farebbe salutando un conoscente che passa dall'altro lato della via. Lui butta a terra l'asciugamano, lei si volta dall'altra parte.

Non lo degna di uno sguardo.
Lui si veste. Se ne vanno.
Lei sa che lui pensa "brutta stronza".
E non gliene frega niente.


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