«Ormai ci hai visto bere, perciò alla tua salute. E ti conviene non raccontarlo in giro».
Torre prende un lungo sorso e fa una smorfia. L’effetto della grappa lo scalda e gli da un po’ di coraggio. «Grazie, mi ci voleva», annuisce guardando negli occhi prima Mafia e poi Palestra, che dal fondo della cella lo squadra come soppesasse un panetto di hashish per valutarne il valore sul mercato.
«Raccontaci perché sei qui, ragazzo», ordina Mafia. Torre è a disagio, non ha fatto niente e lo hanno incastrato, hanno detto che voleva introdursi nello stadio ma non è vero, che ha dato uno schiaffo a un poliziotto, ma è una bugia, «Tenevo una bottiglia di birra in mano, come potevo schiaffeggiare quello stronzo di sbirro?», però sì, era ubriaco, completamente andato, e insomma… eccoci qua.
Palestra fa un sorriso strafottente, Mafia gli lancia uno sguardo d’intesa. L’interrogatorio prosegue, Torre dopo il grappino è di nuovo annebbiato e ha sonno. I due capiscono che hanno a che fare con un ragazzo innocuo, gli dicono di non aver paura della galera perché finché è con loro nessuno lo toccherà, e «Torna a dormire».
Torre non se lo fa ripetere due volte. Si rannicchia ancora sul pagliericcio e il chiodo fisso che lo martella da quando gli sono scattate le manette ai polsi torna a tormentarlo. Stella.
Stella non sa nulla. Lo crede forse al bar con gli amici o allo chalet a farsi l’unica doccia calda a cui ha accesso in questo periodo. Stella pensa di sicuro che domani si sentiranno, Prima o poi dovrò dirle cosa è successo, e se si offende perché non le rispondo al telefono?
E quanto tempo starò qua? E se mi condannano? E se lei non capirà? Se l’ho persa? Come farle capire…?
Stella mi ha dato ieri quella lettera che inizia con Non voglio innamorarmi di te perché vorrebbe dire logorarmi dentro e io ho smesso di leggere e lei penserà che ha avuto ragione.
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