Mi guardo la pancia, in cui è infilzata una fialetta piena del mio sangue. E’ la seconda. Me ne stanno togliendo perché mesi fa me ne avevan date due sacche, è ora di restituirlo, anche se oramai è mio.
Dissolvenza
Il faccione sorridente del neurochirurgo che mi ha operato (che nella realtà non è affatto sorridente, anzi) mi spiega che mi deve aprire la testa di nuovo, stavolta non è niente di grave, ma era ovvio che dopo la prima operazione avrebbe dovuto intervenire per finire il suo capolavoro.
Inizio la trafila ormai nota. Intanto che procedono ad infilarmi dentro a macchinari strani ma non inquietanti, nasce la speranza che siano sufficienti questi accertamenti e non l’operazione.
Ho paura che mi rapino di nuovo i capelli appena ricresciuti.
Dissolvenza
Non so come né perché, ma sono reduce da una seconda operazione al cervello. Non ho ferite né ciuffi rapati. Sono come prima, mi sento bene.
Avevo lasciato Torre da qualche parte perso nei suoi problemi, per cercarlo vado in una piccola città, o forse un quartiere, dove penso possa essere andato. C’è un piccolo spettacoli di suoni e danza, mi siedo e quando mi volto lo vedo. E’ sdraiato a terra sulla pancia e ora ha i capelli rasta molto più lunghi dell’ultima volta che l’ho visto, quando gli avevo chiesto di cambiare, se mi voleva bene, e lui non era cambiato.
Dissolvenza
Ci guardiamo e mi viene da piangere, mi alzo e vado via più veloce che posso.
Sperando che mi segua.
Vorrebbe dire che ha scelto me. Ma per quanto mi allontani lui non arriva. Non mi ha seguito.
Ha fatto la sua scelta.
Dissolvenza
Mia mamma è di fronte a me e mi fa innervosire dicendo qualcosa che non condivido. Mi scaldo e le rispondo ad alta voce, e nel farlo la parte sinistra della mia faccia manda fitte di dolore.
Allora non era stata senza conseguenze quella seconda operazione. Sono ancora malata e non ne sono consapevole.
.
Dissolvenza
Il faccione sorridente del neurochirurgo che mi ha operato (che nella realtà non è affatto sorridente, anzi) mi spiega che mi deve aprire la testa di nuovo, stavolta non è niente di grave, ma era ovvio che dopo la prima operazione avrebbe dovuto intervenire per finire il suo capolavoro.
Inizio la trafila ormai nota. Intanto che procedono ad infilarmi dentro a macchinari strani ma non inquietanti, nasce la speranza che siano sufficienti questi accertamenti e non l’operazione.
Ho paura che mi rapino di nuovo i capelli appena ricresciuti.
Dissolvenza
Non so come né perché, ma sono reduce da una seconda operazione al cervello. Non ho ferite né ciuffi rapati. Sono come prima, mi sento bene.
Avevo lasciato Torre da qualche parte perso nei suoi problemi, per cercarlo vado in una piccola città, o forse un quartiere, dove penso possa essere andato. C’è un piccolo spettacoli di suoni e danza, mi siedo e quando mi volto lo vedo. E’ sdraiato a terra sulla pancia e ora ha i capelli rasta molto più lunghi dell’ultima volta che l’ho visto, quando gli avevo chiesto di cambiare, se mi voleva bene, e lui non era cambiato.
Dissolvenza
Ci guardiamo e mi viene da piangere, mi alzo e vado via più veloce che posso.
Sperando che mi segua.
Vorrebbe dire che ha scelto me. Ma per quanto mi allontani lui non arriva. Non mi ha seguito.
Ha fatto la sua scelta.
Dissolvenza
Mia mamma è di fronte a me e mi fa innervosire dicendo qualcosa che non condivido. Mi scaldo e le rispondo ad alta voce, e nel farlo la parte sinistra della mia faccia manda fitte di dolore.
Allora non era stata senza conseguenze quella seconda operazione. Sono ancora malata e non ne sono consapevole.
.
2 commenti:
Se è un piccolo romanzo è molto toccante. Ricorda un libro di Irvine Welsh. Se è la tua vita reale, anche se non ti conosco di persona, ti sono vicino col cuore. Ciao
C'hai preso, Gianluca. E' tutt'e due le cose :-)
ps: bentornato!
Posta un commento