mercoledì 17 settembre 2008

Paura


Torre ha paura. E' rannicchiato sul pagliericcio e fa finta di dormire. Poco fa, quando il secondino lo ha sospinto senza cerimonie nella cella, ha appena sbirciato i due loschi figuri con cui sarà costretto a stare. Quanto a lungo non sa.

Uno è grosso, alto, ha il fisico palestrato e l'atteggiamento strafottente. L'altro sembra più mite ma lo ha avvertito subito che gli hanno dato 30 anni per mafia. Torre si accorgerà presto che anche il direttore del carcere, quando passa di lì, fa la riverenza.

Ora è disteso, da le spalle ai due, è così stanco che la paura non basta a tenerlo sveglio. Si assopisce e perfino sogna, sente Mafia e Palestra chiacchierare sottovoce, sente grida e rumori violenti provenire dalle altre celle.

All'improvviso Torre ha di nuovo diciotto anni e si sente più indifeso: è dentro per la prima volta e sta tremando, non ha mai avuto tanta paura. Non ha chiaro come sia successo. Ricorda la notte che si riempie di luce, i poliziotti scendere concitati dalle auto tutt'attorno a lui, le urla, manette che scattano, lo sportello della volante che si apre per farlo salire e portarlo in galera.
Il processo, la solitudine. E' incensurato, pena sospesa.

Sono passati sedici anni da allora. Adesso non dovrebbe essere più un bambino impaurito, nemmeno ingenuo, ma è così che si sente. Un grumo di paura sputato su un pagliericcio. Erano settimane che non dormiva così comodo, pensa. Ma l'ironia di questo pensiero non lo fa sorridere.

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